“Be careful, you are not in Wonderland. I’ve heard the strange madness long growing in your soul. But you are fortunate in your ignorance, in your isolation. You who have suffered, find where love hides. Give, share, lose—lest we die, unbloomed.”
Kill Your Darlings
“I think human consciousness, is a tragic misstep in evolution. We became too self-aware, nature created an aspect of nature separate from itself, we are creatures that should not exist by natural law. We are things that labor under the illusion of having a self; an accretion of sensory, experience and feeling, programmed with total assurance that we are each somebody, when in fact everybody is nobody. Maybe the honorable thing for our species to do is deny our programming, stop reproducing, walk hand in hand into extinction, one last midnight - brothers and sisters opting out of a raw deal.”
Rust Cohle

GUGGENHEIM WAX MUSEUM

All I found in Harrow’s Field
were furrows, dark, that would not yield.
The vigilant digger will dig my grave
of an earth made of things I cannot say,
and build a cenotaph that stands where we once kneeled.

Saying, “Oh,
I wish I was alive, I wish I was alive.”
But no one really is.

(Source: jesusandcoffee)

We’re all lonely for something we don’t know we’re lonely for. How else to explain the curious feeling that goes around feeling like missing somebody we’ve never even met?

David Foster Wallace

In Fiamme

“Hai visto la targhetta? È tutta d’oro! Secondo te è oro vero? E se la rubassimo?”. “Smettila Josh, è solo colpa tua se siamo dovuti venire qui! Taci e bussa per Dio!”.
Josh abbassò lo sguardo e battè rassegnato le nocche contro una delle due bugne intagliate sulla porta in noce. “Prego, entrate,” intonò il Dott. Poitier. “Accomodatevi, gradite qualcosa da bere?”.
“No grazie”.
“In realtà io prender..”.
“Piantala Josh”.
“Pensi sia Josh il responsabile di quello che è successo al cinema?”.
“E lei come sa cos’è successo?”.
“La polizia mi ha già raccontato tutto.. e ho visto le foto.. non è rimasto nulla dell’edificio.. molti ragazzi sono rimasti ustionati.. due sono morti..”.
“Non è stata mia l’idea, l’ho già detto a tutti!”.
“Randy, io ti credo, e posso aiutarti, ma per farlo ho bisogno che di una mano. Ricordi cos’è successo il 5 febbraio di tre anni fa?”. A quella domanda gli occhi del ragazzo iniziarono a tremare. Ci fu un minuto di silenzio, rotto solamente dal ticchettio di un vecchio orologio a pendolo. Fu Josh a parlare: “Fiamme.. in tutta la casa.. nostra madre urlava e cercava di svegliare nostro padre, ma era già troppo tardi e il fuoco bloccava tutte le uscite! -Prendi Randy! Prendi Randy e scappa!- Io corsi, presi mio fratello in braccio e lo portai in giardino! Ho salvato io Randy dall’incendio, e quei ragazzi nel cinema ci prendevano in giro, se lo meritavano”. Il sorriso sul suo volto era di soddisfazione e mentre i suoi occhi fissavano Il Dott. Poitier quest’ultimo si alzò, camminò verso un angolo della stanza e spinse un grosso specchio coperto da un lenzuolo davanti al divanetto.
“Quando toglierò il lenzuolo voglio che tu mi dica cosa vedi, ok Randy?”.
“Cos’è questa cazzata?”. Josh perse tutta la decisione che aveva fino ad un minuto prima e proseguì tremolante.: “C-c-cosa vuole dimostrare??”. Il rumore del lenzuolo sceso fino al pavimento lo fermò.
“Cosa vedi Randy? Dimmelo!”. Il dottore alzò il tono del voce.
“Io.. vedo.. me stesso..”.
“E chi altro c’è in questa stanza? Chi c’è accanto a te?”.
“Lei dottore.. ed io solamente”.

Love
We will be hurt
But we’ll be ok

Love
We will be hurt
But we’ll be ok

Pelle

"Io ti amo Barbara, ti ho sempre amata, dal primo giorno delle elementari, quando entrasti in classe coi tuoi capelli neri a caschetto e mi guardasti con gli occhi grandi e profondi, per tutte le medie e le superiori, anche se per timidezza ero solo il tuo impacciato compagno di banco, fino a questi primi anni di università.."

In quel momento Barbara fissava Filippo dritto negli occhi, mentre lui, che per la foga si era semplicemente abbassato i pantaloni fino al ginocchio, la penetrava con qualcosa in più di semplici parole..

"Lo so che non ti piace parlare mentre fai sesso, me lo raccontavi quando mi parlavi degli altri ma ora, ora è diverso, ora tocca a me e posso finalmente sentire la tua pelle che strofina sulla mia e dirti tutto quello che ho sempre provato e.. No! Non mi importa del passato, dei tuoi rifiuti, del rimanere amici, so che lo pensi ma non ce l’ho più con te! Barbara credimi, io e te s-siamo fatti per stare insie-e-me, e, e sono sicuro che nulla ci dividerà.. Solo i-o-o e te Baaa.."

Uscì poco prima di esplodere e forse per l’astinenza, forse per la forza che c’aveva messo, qualche schizzo finì sul bellissimo viso della ragazza.

"Oh cazz.. Scusa Barbara corro a prenderti un fazzoletto!" Disse Filippo scattando in piedi.

Fece per aprire la porta ma prima di uscire dalla stanza si voltò nuovamente verso la ragazza, tenendo però timidamente la testa rivolta al pavimento.

”..Credo sia meglio comprare un deodorante o sarò costretto a portarti di sotto con le altre! Senza offesa Barbara ma emani un tanfo insopportabile!”.

Camomilla in polvere, pollo allo spiedo. (Terza parte)

Questa terza (ed ultima) parte del racconto, che segue logicamente seconda parte e prima parte, non merita di essere letta perché ha una fine bruttissima.
Non aspettatevi dunque una storia misteriosa, piena d’azione, suspance; questa terza parte è terribilmente brutta, noiosa, logorroica, con parole senza senso (tipo questa: ghiadueodolyre!).
Fossi in voi chiuderei questa pagina, pensateci: potreste attaccarci il vostro finale preferito come ad esempio quello della montagna che va da Maometto perché Maometto non va alla montagna!
Oltretutto è un racconto che non ha un genere definito, è scritto male ed è privo di logicità.
Sappiate che io proseguo solo perché a qualche amante dell’orrido (non nel senso di orrore e paura) il racconto potrebbe piacere, ma leggerlo è una mera perdita di tempo.
Comunque…
Siamo abituati all’associazione forzata –in una situazione apparentemente tesa- delle parole fretta e pericolo, dimenticandoci invece che la realtà delle cose può risultare diversa da un film, uguale alla vita quotidiana.
Basta quindi far riferimento ad un biglietto riguardante una nonnina e un’ora scattata e un ambiguo personaggio innervosito che fuma e una Ford (della quale tutti ignorano il modello) che spinge al massimo; bastano tutti questi piccoli accorgimenti, insomma, per turbare le menti, infettate da action-movie, dei lettori.
La nonnina sta bene! L’ora X è scattata è vero, ma non simboleggia nessuna bomba esplosa né alcun individuo deceduto, bensì l’orario in cui Bobby avrebbe dovuto essere dalla nonna in qualità di assistente alla preparazione del pranzo domenicale.
Non me ne abbiate troppo presto: come supporto ho incaricato l’orso con le bombole, un mago nel rosolare il pollo!
Bobby d’altro canto sarà più volte ostacolato e incrementerà notevolmente il suo ritardo:

«Me lo sono trovato davanti all’improvviso, è stato inevitabile investirlo. Non doveva attraversare in quel modo! Ok ok forse andavo eccessivamente veloce, ma lui poteva attraversare sulle strisce! Non c’è dubbio i segni della frenata dimostreranno che non ho alcuna colpa. O forse era sulle strisce? E quale frenata? No non posso averlo investito senza accorgermene! Anche se, pensandoci, ho sentito solo un botto, rumoroso, infranto, rosso, spaccato! Dannazione! Potrebbe essere vivo! Ma che diavolo dico?!? L’ho preso ai centodieci se fosse vivo sarebbe un miracolato. Però devo prestare soccorso!
“TOC TOC TOC! “
Eh?! Chi è sto tizio martoriato che bussa al mio finestrino?!? Oddio gli ho frantumato le ossa, gli escono dalle braccia e dalla testa non è possibile!
“Scusi signore, non so proprio dove ho il cervello, mi dispiace di averle ammaccato il cofano!”
Non è morto. E mi chiede scusa. Esco dalla ford, lo guardo, lo osservo bene. Non sono ossa quelle che escono dalle braccia, sono fili di paglia!

E’ lo spaventapasseri. Prosegue chiedendomi se ho visto il suo cervello, gli dico di no ma gli propongo di salire in macchina e di accettare un passaggio da un amico che potrebbe sapere dove si trova il suo cervello.
M’ha ammaccato il cofano. Non ci voleva.
Ci dirigiamo alla Taverna Del Boscaiolo di Stagno, lascio la macchina appena fuori ed entriamo di corsa.
Il boscaiolo mi riconosce: “Bobby, che ci fai qui? Perché non sei a preparare il pranzo domenicale?”
“Lunga storia, devi farmi un favore, il mio amico qui non trova il cervello ne sai qualcosa?”
“Credo di sapere come fare ma non so come aiutarti, io sono crudele di natura, non ho cuore!”
Lo prendo per il braccio e lo guardo a pochi centimetri dalla faccia intimandogli di parlare se non vuole fare una brutta fine.
Il boscaiolo, contenendosi e non facendo trasparire alcuna emozione ci indica un leone seduto al tavolo all’angolo. Ci nota e si rintana nell’angolo. Ci avviciniamo.
“Ehi fermi! Che volete? Cosa volete farmi?!”
“Sai mica dove trovare il suo cervello?”, indico lo spaventapasseri.
“Si si si lo so lo so ma in quel posto io non ci vado, ho paura!”
Il mio di cervello, ancora presente e funzionante, tenta di elaborare la situazione, accorgendosi di troppe coincidenze.
Abbandono i pensieri e non so per qual motivo mi offro come accompagnatore. Carico il leone, dopo dieci abbondanti minuti per convincerlo a non aver paura degli scalini fuori dalla taverna, lo spaventapasseri e il boscaiolo in macchina e seguiamo le indicazioni del leone.
Dopo 5 minuti, scorrerà il sesto minuto.
L’insegna reca la scritta SEXY CLUB! Entriamo di fretta, è quasi mezzogiorno.
Si sta esibendo una ragazza di nome Dorothy. Lascio i tre a lei, sono sicuro che saprà come aiutarli.
Esco, prendo il pacchetto di sigarette e ne sfilo una. La accendo.
E’ quella giusta. 16.000 euro. Mal che vada vinco questi e comunque ho ancora la chiamata a casa e il pubblico.
Abbandono Talijanska.*
Dovrei arrivare prima dell’una, il pranzo è all’una e mezza..dovrei farcela. Piove.
Pigio play sull’autoradio e partono le tristi note di Broken Chords Can Sing a Little dall’album He Has Left Us Alone But Shafts of Light Sometimes Grace the Corners of Our Rooms degli A Silver Mt. Zion.
Piccole goccioline s’infrangono sul parabrezza, nonostante ciò abbasso leggermente il finestrino per non creare una cappa nell’interno dell’auto. Dopo 8 minuti e 39 secondi la prima canzone lascia il posto alla seguente Sit in the Middle of Three Galloping Dogs; dopo 4 minuti però sento suoni che non mi parevano esistere nella canzone. Un sassofono tenore e una tromba. Abbasso il volume. Non ce n’era bisogno. Li vedo. Credevo fosse una leggenda ed invece eccolì lì, sul bordo della strada.
Rallento, spengo il motore, scendo dall’auto, riaccendo una sigaretta per rompere le palle a quelli che ce l’hanno col fumo e, appoggiato alla ford ascolto quelli che sono i fantasmi di John Coltrane e Miles Davis. Improvvisano, con le dita veloci sui tasti, sembrano irreali. In realtà lo sono in quanto fantasmi ma la musica è vera, è la loro, è jazz.
Dimentico del pranzo ma improvvisamente sono loro a ricordarmelo: “Ehy, dici che possiamo venire?”
Con onore e gioia li accolgo in macchina, sbuffando un po’ quando John, non apprezzando gli A Silver Mt. Zion, prende il raccoglitore di cd e ne sfila uno.
John Coltrane mi sta porgendo il cd dei Sunn O))). Lo guardo sorridendo. “Non sono male” -dice Davis da dietro- “un po’ pazzi forse.”, e così partono le malsane vibrazioni “drone”. Se la strada non fosse completamente dritta sono certo che avrei provocato almeno 4 incidenti per colpa di quel disco. Arriviamo davanti alla casa di mia nonna all’una e dieci.»


Proprio così, Bobby arriva… ma non è la casa della nonna quella che pare essere la casa della nonna ma che in realtà è una finta casa della nonna adibita a casa della nonna per ingannare Bobby facendogli credere che quella è la casa della nonna quando la casa della nonna si trova invece nell’isolato accanto!
Bobby fa per aprire il cancelletto quando dalla porta esce uno gnomo. Con una mitraglietta.
“Mi chiamo David e sono amico tuo!” urla lo gnomo. Bobby allucinato mi chiede in che razza di storia l’ho ficcato.
Lo gnomo prosegue: “sono il braccio destro di Pito, sei riuscito a scapparmi al capannone ma ora sei morto!” e così dicendo alza la mitraglietta e fa per prendere la mira quando si accorge che Bobby è accasciato a terra. Purtroppo il suo momento è giunto. E’ morto, proprio come lo gnomo disse una riga fa! Deceduto per decisione di un personaggio di una storia. Strana morte.
Lo gnomo si avvia dalla nonna di Bobby, con Davis e Coltrane. Arriva, da una pacca sul sedere dell’orso e si complimenta per come ha rosolato il pollo.
La nonnina esce finalmente in tutto il suo splendore: 97 anni portati benissimo, grazie ad una borsa sulle spalle! Domanda dov’è Bobby, riceve la triste notizia, ma non piange.
Al lungo tavolo ci sono proprio tutti: Coltrane, Davis, lo gnomo, la nonnina, Bush, Wolverine, il proprietario della Coca Cola, l’uomo del monte, l’omino Michelin, il cameraman, il regista, c’è persino il vero autore di questa storia (quello che se l’è fatta rubare sotto il naso permettendomi di spacciarla come una mia creazione!), c’è anche Gesù con i dodici apostoli, c’è Apollo, Zeus, Valentino Rossi, il fantasma di Trockij, Ernesto “Che” Guevara, Ronaldinho (che gioca a briscola con Gesù e gli chiede come sta il Nonno, nonché l’Altissimo.) ci sono anche i tre porcellini e tanti tanti altri. Dio manca, ha avuto un discussione con la moglie ed è dovuto restare a casa.
Il pranzo inizia, ed il proprietario della Coca Cola chiede alla nonna quale fosse il vero nome di Bobby per poter inneggiare una piccola preghiera per lui.
La nonna, con un sorriso a 32 denti -ancora tutti veri-, una bustina di camomilla in polvere in una mano e una coscia di pollo allo spiedo nel piatto risponde.
“Il vero nome del mio nipotino è… Vincenzo Viriciello.”!



*Il capannone 54 si trovava al porto di Koeeoaddi, città che sta a quasi due ore di distanza da Loch Raven, dove la nonna aspetta. Nel mezzo troviamo il piccolo paese di Talijanska, dove Bobby ha investito lo spaventapasseri. Tra i tre citati luoghi, il deserto più totale. (NdA)

“Horrible, grievous, mate killing situations like these are exactly why God invented straws.”
Rudy - Misfits 4

Camomilla in polvere, pollo allo spiedo. (Seconda parte)

Ciò che sto per dirvi potrebbe sconvolgere la vostra esistenza e ne sono consapevole. Non posso però sottrarmi dalla narrazione di ciò che succede in questa seconda parte, che segue ovviamente la prima parte, dopo aver ricevuto precisi ordini dall’alto (anche se potrei provare a moltiplicarmi). Sono costretto anche a farvi presente che questa storia è realmente accaduta.

“..e non è effeduta?”
No signore e in ogni caso la sua battuta risulta banale, fuori luogo e poco divertente.

Dunque, se tutto procedesse come una normale fiction televisiva, Bobby, dopo essersi reso conto che vi era un alto rischio di morte a causa di un’immane raffica di pallottole proveniente da varie pistole in mano a diversi “picciotti” del gangster Pito, sarebbe dovuto riuscire a sopravvivere volando come Superman e combattendo come il compianto Bruce Lee per poi stecchire tutti con la forza di Hulk.
Per la vostra gioia non andrà così bene, tutt’altro.
Tanto per cominciare togliamo le raffiche, le pistole, i “picciotti”. Togliamo tutto e, in primis, ricopriamo il capannone con una carta da parati raffigurante orsetti e marmotte.
In secundis poniamo un armadietto di metallo, simile a quelli presenti nelle scuole americane, al centro della grande stanza, per poter così proseguire il racconto:

Bobby rimase non poco a fissarlo dall’entrata e non gli tolse gli occhi di dosso neppure un secondo, sentendosi come stregato e indotto ad aprirlo da una misteriosa forza ultraterrena.
S’avvicinò lentamente, con la mano protesa verso la maniglia, interrotto solamente da un televisore sul lato destro del capannone, al quale rivolse un’occhiata sfuggevole.*
Non appena raggiunse la maniglia, senza esitare, fece per aprire l’armadietto ma, scottandosi al contatto, ritirò subito la mano dolorante, sbilanciandosi e cadendo a terra!
Nemmeno il tempo di rialzarsi che l’armadietto s’aprì, mosso dalla sua spontanea volontà.
Una ventata d’aria fredda investì Bobby che, ancora fondoschiena a contatto col pavimento, si vide arrivare in pieno viso una grossa pagina di giornale.
Toltasela dagli occhi, lesse il grosso titolo in quella che sembrava essere la prima pagina del New York Herald:
VINCENZO VIRICIELLO TROVATO MORTO IN VARIE SCATOLETTE DI TONNO.
Un po’ perplesso dalla notizia alzò gli occhi verso l’armadietto, costretto a mutare l’espressione del proprio viso in una smorfia di stupore e shock!
Cosa l’aveva colpito in tal modo? Cosa c’era al di là della soglia? Questo e altro ancora nella prossima riga.
Una distesa di nuvole, immensa, semi-infinita, soffice. Pareva zucchero filato (in realtà lo era).
Se esternamente l’armadietto occupava 1m² di superficie e 2 m d’altezza, all’interno sembrava esistesse un mondo intero.
Lentamente Bobby s’alzò da terra, si avvicinò all’entrata eccitato e sporgendo la testa di poco oltre la soglia osservò un sentiero metallico che si districava fra le nuvole di zucchero filato.
In men che non si dica, come una colonna d’acqua calda fuoriesce da un geyser, così un mostruoso verme di legno animato sbucò dalle nuvole, puntando alla testa del nostro protagonista, che la scampò grazie alla prontezza di riflessi che gli ho donato.
Per Bobby non era ancora giunto il momento.
Aggrappato alla coda del verme di legno animato, un armadietto blu. Quest’ultimo, con assoluta precisione, lanciò una pallina di carta a Bobby, gridandogli: “Presto! Non c’è più tempo!!”.
La coda sparì poco dopo fra le nuvole e con essa anche l’armadietto, alle prese con il tentativo di eliminazione del citato animale di legno.**
Bobby dal canto suo, pensò bene di aprire il foglietto di carta e leggere:
‘L’ora X è scattata, chissà come sta la tua nonnina..’


“Sono stata scaraventata a terra con forte violenza e crudeltà, ho ancora tutta la schiena dolorante e quello scellerato -si mi riferisco a Bobby- se n’è scappato senza nemmeno chiedermi scusa: ha preso la sua Ford ed è partito senza sgommare (si perché solo nei film non si accorgono che la sgommata in partenza fa perdere molto tempo) ma a gran velocità, con gli occhi sbarrati dal terrore e nonostante ciò con la forza di accendersi l’ennesima Lucky Strike.”

Tratto da “Dichiarazioni di una pallina di carta lanciata a terra”.

Fine della seconda parte.


*Spezzone del programma in onda in quel momento:
Ragazza seminuda: “Ti prego non uccidermi!!”
Chirurgo malvagio: “Lo so, è davvero un peccato che tu debba morire..buahahah!”
Assistente babbeo: “Veramente, capo, i peccati sono altri: accidia, ira, superbia, invidia, gola, avarizia, lussuria..”
Chirurgo malvagio: “…”

**Il come, il perché e in che modo un armadietto blu possa parlare, lanciare palline di carta e cavalcare un verme di legno animato NON verranno esplicati nella terza ed ultima parte. [NdA]

Camomilla in polvere, pollo allo spiedo. (Prima parte)

La soffiata gli era stata fatta da Johnny il Lungo e per qualche secondo diede prurito all’orecchio.
Non appena il prurito passò, Bobby prese la sua Ford e si recò al porto, come Johnny gli aveva precedentemente consigliato di fare.
Il profumo dei soldi si faceva sempre più insistente nell’avvicinarsi alle banchine portuali, ma forse dipendeva solamente dall’odore emesso dall’Arbre Magique, sapientemente infilato al collo dello specchietto retrovisore pochi giorni prima.
Riportava la scritta SOLDI sul finire della sagoma alberosa, e più specificatamente al di sotto dell’incisione in nero su sfondo verde accomunante le lettere A-R-B-R-E più le consecutive M-A-G-I-Q-U-E!

”Capannone 54! Raccomandotti!” esclamava Johnny il Lungo quindici minuti prima dell’arrivo all’imbocco conducente al porto.
I freni della ormai anziana Ford emisero un sottile e acuto fischiettio che riprodusse miracolosamente l’Aida di Verdi.
La macchina morì momentaneamente e Bobby infiammò un cilindro di tabacco non appena scese dall’auto.
Lo sguardo del trentenne volse alla cima dei capannoni fino a scovare la coppia vincente: 5 e 4.
A passo lento s’incamminò verso la bocca della struttura e nei suoi occhi comparve come per magia il simbolo “$”.
Più che per magia probabilmente fu grazie alle lenti tenute fino a poco prima in una scatoletta infilata nella tasca dei pantaloni gessati, lenti che indossò per la prima volta sei giorni prima, lenti carnevalizie.
L’aria puzzava di marcio.
A destra del capannone 54 v’era il capannone 55 (com’è noto ai più il 55 è fin dall’antichità il numero simboleggiante il deposito del pesce avariato), a destra del capannone 55…sorgeva il capannone 56.
A sinistra del 54 invece possiamo osservare il 53. Tutto al suo posto dunque.
Solo apparentemente.
Bobby, infatti, sentiva accentuarsi dentro di sé la sensazione di essere stato fregato: Johnny il Lungo probabilmente stava con la polizia ed era fattibile che fosse anche stato pagato profumatamente per aver “consegnato” loro Bobby il Lercio.
“No!” –esclama Bobby- “Non sto assolutamente pensando a ciò che hai appena scritto”.
Interessante.
Bè, per merito mio voi sapete come sono andate le cose mentre Bobby, testardo com’è, vuole fare di testa sua.

Ma se il Lercio verrà preso la storia non avrà un seguito!
Bobby stai prendendo un granchio!!!!
“Si!” –risponde- “L’ho trovato vicino alla macchina e ora non so se ucciderlo, liberarlo, mangiarlo, cucinarlo, salvarlo o guardarlo dopo averlo riposto a terra; anche se non posso negare che la consumazione di una prelibatezza simile non mi gioverebbe molto, visto che l’unica colpa di questo granchio è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, forse sfortunatamente impigliato in una rete, rischiando di ricevere oltretutto un sacco di pallonate.
Non so proprio cosa fare, ma probabilmente opterò per risultare il suo eroe rigettandolo in mare; per poi chiedermi come mai l’autore mi faccia parlare in codesto modo forse forbito, forse bizzarro.”
Così dicendo si avvicinò all’acqua e vi gettò il granchio.
L’animaletto, toccato il fondo del mare, vide qualcosa di strano, si strofinò gli occhi, provocandosi ahimè una lieve ferita, per essere sicuro di aver visto… un orso con una maschera da sub!
Ma questa è un’altra storia, la prima parte di questo racconto invece finisce così: come in un telefilm. Infatti Bobby, mentre io vi narravo delle visioni del crostaceo, si stava avvicinando sempre più al capannone inconsapevole di ciò che gli capiterà.

Come in un telefilm.